Leonardo, diacono

È difficile dire quando è nata la convinzione che il diaconato fosse la strada a cui Dio mi chiamava, direi che è una scelta maturata con il tempo, scelta che non ho mai scartato a priori ma ho lasciato che la situazione, lo stato di vita mi interrogasse di volta in volta.
Per cui potrei dire, in quest'ottica, che il mio cammino è iniziato almeno 27-28 anni fa (testimonianza raccolta nel 2005 - nrd), quando con alcuni ci si trovava nella chiesa di Santa Cristina con Monsignor Chezzi per parlare di questa "nuova" realtà che veniva avanti nella chiesa (veramente si tratta di una realtà antica, ma che il concilio Vaticano ha fatto riemergere).

Il cammino tra alti e bassi, tra una scelta di vita e l'altra (lavoro, matrimonio, figli,..) è continuato sino al 27 maggio 2000 quando sono stato ordinato diacono (nella foto a lato sono quello in basso al centro).

Ricordo l'emozione di quel giorno, la stessa provata il giorno del matrimonio, la convinzione che anche questa era una "tappa" importante, qualcosa che segnava la mia vita, qualcosa che si aggiungeva al matrimonio per arricchirlo, per farci fare un altro salto di qualità, anche se si sa siamo uomini e spesso non capiamo l'importanza del dono e siamo portati a calpestarlo, a metterlo in "competizione" con altre grazie, a parlare di cosa viene prima e cosa dopo, mentre l'importante è armonizzare, e far si che un dono arricchisca l'altro, e si completino a vicenda.

Una cosa ho sempre avuto chiara: se Dio mi chiama al diaconato non è certo per togliere tempo alla famiglia o ai figli o per "soffocarmi di impegni", ma per vivere queste realtà in modo più vero e gioioso.
Su questo punto sono state sempre illuminanti le parole del Vescovo Monsignor Cocchi (Vescovo di Parma dal 1982 al 1996): "il diaconato non è tanto un fare delle cose, ma un ESSERE" e vi garantisco che è vero, e molto più facile fare delle cose, svolgere delle attività che vivere il tuo essere diacono nelle cose di tutti i giorni, famiglia, lavoro, insomma la quotidianità.

E questa è una convinzione che io e mia moglie Enrica abbiamo sempre condiviso e devo ringraziare sempre lei perché mi sostiene, mi incoraggia, mi stimola quando a volte non ho voglia di fare delle cose, quando vede che la preghiera cala, quando mi vede stanco,....

Ripercorrendo il cammino diaconale, penso che sono tante le persone che devo ringraziare e senz'altro ne dimenticherò tante, ma credo che i punti di riferimento siano stati P.Claudio Bortolossi sx, mia moglie, il gruppo di famiglie con cui ancora mi trovo, e don Bruno Folezzani; è proprio vero tu mettiti in gioco, poi Dio di volta in volta ti manderà gli aiuti necessari.
Naturalmente Dio ti aiuta se ti lasci aiutare, se chiedi aiuto, allora è importante la preghiera, l'eucarestia, la riflessione... E qui scendo su un campo minato perché non sono certamente un uomo di preghiera: la "natura umana", i tanti impegni e la pigrizia hanno spesso il sopravvento, devo lavorare molto su questo punto, ma solo la preghiera può aiutarti a vivere il diaconato come quell'essere di cui parlavo, altrimenti le cose da fare hanno il sopravvento e allora ti inaridisci, e il diaconato diventa attivismo.

È vero, se guardo a me direi che "non sono degno" del dono, ma Dio sa lavorare sul poco che sei, e allora confido in Lui.

Concretamente svolgo il mio ministero presso la parrocchia famiglia di Nazareth, in particolare seguo la pastorale familiare, gruppi di famiglie, pastorale battesimale, preparazione al matrimonio.
Sono convinto che al famiglia è il campo in cui investire, forse è anche il campo che conosco meglio vivendola tutti i giorni.

Nei limiti del possibile alcuni impegni cerco di viverli con Enrica: è importante la testimonianza, è importante che anche gli altri vedano che non parli solo di alcune cose, ma che cerchi anche di viverle.

Pensando alle cose fatte, devo dire che il settore famiglie è fonte di impegno, ma anche fonte di gioia, di soddisfazioni, anche se è vero che poi è Dio che fa e noi siamo solo strumenti nelle sue mani.

Vorrei concludere, ma non vorrei che qualcuno leggendo non si sentisse attratto da questa scelta, sbaglierebbe. È un cammino non facile con incertezze, paure, dubbi, stanchezze, ma un cammino dove Dio mostra continuamente la sua presenza il suo aiuto dandoti sicurezza, coraggio, certezze e forza.
A distanza di 5 anni, ripensando alle scelte, sento di non essere pentito del "passo" fatto, lo rifarei con gioia; così parafrasando le parole di Gesù "Venite e vedrete" direi "Provate e vedrete", vedrete come Dio può lavorare in voi se lo lasciate fare.

Leonardo

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