Articolo di Vita Nuova sul Musical "L'Amore fa meraviglie"

“Vedevo giovani felici… Un autobus, una mattina come tante altre, un incontro… Il desiderio di andare oltre…”. Si apre così la coloratissima brochure del musical “L’Amore fa meraviglie”: realizzato dai giovani della parrocchia dello Spirito Santo, sarà in scena sabato 9 e venerdì 22 dicembre (alle ore 21, nel teatro parrocchiale). “Si tratta di un lavoro totalmente nostro – racconta Marco d’Attoli, che ha composto e arrangiato tutte le musiche – e nasce dal desiderio di raccontare, in trasparenza, un’esperienza di vita vissuta. Quella di Giovanna Spanu.

L’Amore fa meraviglie… arriva dappertutto…è una frase che tanti si sono sentiti ripetere dalla sua voce.“Quelle parole – continua d’Attoli - rappresentano un costante invito ad amare e a lasciarsi amare da Dio. E questo invito, custodito come un tesoro prezioso da non sciupare, è diventato un musical. Testi, canti, musiche, sceneggiatura, coreografie sono stati realizzati rivisitando i suoi scritti e le sue parole”.


Ma chi è Giovanna Spanu, e perché parlare di lei? E ancora: perché proprio attraverso un musical?
Con l’anagrafe si fa presto: Giovanna Spanu nasce ad Alghero (SS) il 9 dicembre 1955 (per questo il musical sarà presentato proprio in quella data). A dieci anni si trasferisce a Parma, a motivo del lavoro del padre, finanziere. Quindici anni dopo, terminati gli studi di fisioterapia, l’intuizione – grazie anche alla guida del parroco della chiesa Spirito Santo, don Bruno Folezzani – della possibilità di un modo nuovo modo di vivere la parrocchia. Il comandamento nuovo di Gesù, Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato…, diventa il “mezzo” e il fine di uno stile di vita che, negli anni, si concretizza in un’esperienza ecclesiale: la Piccola Comunità Apostolica. E la parrocchia non è più “isola felice” o “ripostiglio di vocazioni fallite” ma terra di missione, nella quale creare rapporti personali sullo stile della prima Comunità cristiana, perché ognuno si senta accolto e “trovi casa” e possa scoprire e vivere la vocazione alla quale è chiamato.
 Con un piccolo gruppo di sorelle – con le quali condivide la vita di famiglia – e altri fratelli, sposati e non, l’esperienza comunitaria prosegue il suo cammino fino ad ottenere, nel maggio del 2005, l’approvazione dell’autorità diocesana.

Nell’agosto 1999, alcuni esami clinici rivelano la presenza di un tumore maligno in stadio molto avanzato. È l’impennata finale. Giovanna ne è pienamente cosciente e accoglie la nuova volontà di Dio confidando in Lui che è buono e permette ogni cosa per un motivo di amore.
I quattro anni che la separano dalla “partenza” – avvenuta il 23 luglio 2003 - sono tutti spesi per Dio, per le anime e per la Piccola Comunità Apostolica. Anni di sofferenza fisica e spirituale, momenti di fede viva e momenti di buio in cui si può solo gridare, come Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio: perché mi hai abbandonato?”. È la logica stringente di un Dio che chiede tutto a chi gli dà tutto e a chi gli si dona totalmente. Così ogni cristiano, che nella fede vive il proprio destino di sofferenza, così Giovanna. Lo confermano alcune delle sue ultime parole: Dite a tutti un grazie per le preghiere, per i sacrifici, per gli atti d’amore fatti per me. Dite che anch’io porto sull’altare ciascuno… e poi dite a tutti che io sono felice, felice, felice.


E perché un musical?Perché – continua Susanna Schianchi, responsabile della Piccola Comunità Apostolica, che ha seguito l’aspetto della recitazione - l’amore fa sempre meraviglie quando è vissuto. Vorremmo così raccontare episodi di vita vissuta, da singoli o gruppi, in una parrocchia come tante, dove si è cercato di concretizzare l’amore scambievole in varie situazioni ed età della vita, in un susseguirsi di gioia e dolore. Nello spettacolo tutti dovrebbero potersi riconoscere, ritrovarsi nelle scene presentate o nei dialoghi recitati. Il filo d’oro è rappresentato da Gesù e, in Lui, l’esperienza di vita di Giovanna, senza che questa emerga in primo piano. Prima di tutto perché lei non vorrebbe - non ha mai desiderato apparire, a meno che non si trattasse di dare testimonianza dell’amore di Dio che aveva trasformato la sua vita - e perché, con lei, tanti hanno condiviso le sue stesse scelte”. Insomma: un’esperienza raccontata in filigrana, per cantare le meraviglie che Dio compie e perché ognuno possa riconoscere che, anche nella sua vita, l’amore fa meraviglie. Arriva dappertutto. 

da Vita Nuova del 1° dicembre 2006

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