Paolo Pratizzoli, diacono

Mi ha sempre colpito quella frase detta da Gesù “Io non sono venuto per essere servito, ma per servire”. Lui, il padrone di tutto, che non ha bisogno di niente e di nessuno, ha abbandonato questo stato per diventare una creatura …e tutto questo per amore!
Questa constatazione ti interroga profondamente. Non si riesce a capirne il motivo.

Istintivamente penso che essere servito sia meglio che servire. Ma poi, poco alla volta, capisci che la logica di Dio è completamente diversa dalla tua. È la logica di Colui che preferisce amare “in perdita” che imporsi con la forza.

Ecco perché, quando ho sentito parlare del diaconato, non ho scartato subito l’idea di saperne di più. Ho temporeggiato per diversi anni perché non ritenevo di avere le attitudini per iniziare questo cammino, ma poi il parroco mi ha invitato a frequentare un gruppo in cui ci si preparava per ricevere il ministero del lettorato e dell’accolitato e ho visto che poteva essere un’occasione buona per amare maggiormente il Signore, per imparare a vivere donando me stesso senza chiedere niente in cambio.

Dopo aver frequentato la scuola di formazione teologica, sono stato istituito lettore. Ma ci sono voluti altri anni di preghiera e meditazione per comprendere che il Signore mi chiamava a diventare diacono. Così, con il consenso e l’aiuto di mia moglie, ho deciso di fare domanda. Trascorsi i tempi canonici per la preparazione e lo studio, sono stato ordinato diacono il 18 novembre 2000, anno giubilare.

La gioia provata nel giorno dell’ordinazione è stata la conferma che il passo fatto era quello giusto.
Solo che mi sono accorto subito che questa data non era un punto di arrivo, ma quello di partenza; la partenza per l’adempimento della volontà di Dio nel “martirio quotidiano”.
Ogni giorno mi offro al Signore per essere come Lui mi vuole, ma mi accorgo che da solo riesco a fare ben poco, se non niente. Allora alla base di tutto invoco la virtù dell’umiltà per accettarmi come sono e accogliere quelli che il Signore mi fa incontrare per essere per loro le Sue mani, i Suoi piedi, il Suo cuore.

Devo dire che molto sostegno in questo cammino l’ho avuto dalla mia famiglia spirituale: la Piccola Comunità Apostolica, in cui mi sono consacrato a Dio. La spiritualità della PCA è finalizzata a vivere fra noi e con tutti il comandamento nuovo; ciò mi ha aiutato ad allargare la mia attenzione alla parrocchia e alla Diocesi.


Il mio impegno particolare è rivolto soprattutto alla liturgia ed alla carità: visita agli ammalati, funerali, catechesi agli adulti che si preparano alla cresima e tante piccole mansioni che il Signore mi mette davanti ogni giorno.

Sono presente, con mia moglie, a condividere la vita pastorale e personale del parroco.

Forse tutto quanto ha raccontato Paolo qui sopra può essere riassunto dall'immagine che ha scelto per il biglietto ricordo della sua ordinazione diaconale: "le Sue mani siamo noi".


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