M.Adelaide e Maurizio, sposi

 

Siamo approdati alla parrocchia Spirito Santo dopo quindici anni di matrimonio e due figli adolescenti. Attraversavamo un periodo di “stanca” c’erano un po’ di discussioni e divergenze tra noi e qualche muso lungo…

Fui subito folgorato Maurizio che parla, col testo in blu - ndr) dall’atmosfera che si viveva in questo ambiente. Si percepiva che c’era qualcosa di speciale nell’aria.

Io (Maria Adelaide, col testo in rosa; in nero le parti riguardano entrambi - ndr) amavo a quel tempo fare il “bastian contrario”, continuavo a fare catechismo nella vecchia parrocchia e lì andavo alla Messa domenicale.
Ma a poco a poco qualcosa attirò anche me. Mi misi in ascolto, cominciai a sentire il bisogno di quelle Messe, di quella preghiera, di quel parroco, di quei fratelli.

Ho sentito fin da piccola un amore speciale per Gesù, la vita parrocchiale mi attirava, volentieri mi prestavo per i servizi necessari… ma qui c’era qualcosa di nuovo da scoprire e condividere.

Presto la Messa quotidiana diventò una necessità come mangiare, respirare… al mattino non vedevamo l’ora di poterci ritrovare a Messa nella cappella con i fratelli più assidui che avevamo cominciato a conoscere ed amare. Ci sentivamo in famiglia! Le Messe domenicali erano festa e gioia, il sorriso della gente ci consolava di tante amarezze che ci portavamo dentro. Era bello salutarci, scambiarci notizie, pensieri…

Anche la nostra vita di coppia cambiò. Ascoltando le parole di don Bruno, le sue omelie, gli esercizi spirituali, le catechesi, la preghiera insieme... qualcosa rinasceva in noi: il desiderio di rinnovare le nostre promesse di sposi, santificarci insieme nell’apostolato comunitario in parrocchia. C’era una grazia speciale che ci veniva offerta. Notavamo che gli sposi frequentavano in tanti, avevano famiglie numerose…

La nostra vita di sposi ora era più felice, come rinnovata dalla serenità dei fratelli, ma io pensavo: queste cose le ho sempre fatte, amore per la parrocchia ne ho sempre avuto… cosa c’è di più? Cominciai a conoscere meglio le ragazze (che fanno parte della PCA - ndr): Betta fu la prima a parlarmi della PCA a farmene venire la voglia. Volevo saperne di più, così chiesi a Giovanna .

Avrei voluto entrare subito a far parte della Comunità, Maria Adelaide andava più cauta. Ancora doveva capire, ci voleva tempo… e non sapeva che quando il Signore chiama, non c’è tempo da perdere, perchè è tutta grazia che va sprecata.

Cominciammo a desiderare un altro figlio. Silvano e Silvia avevano già quindici e sedici anni, ma quando arrivò Giovanni Maria (con noi, nella foto a lato), fu la gioia per tutta la famiglia. Lui era la prova che l’amore può rinnovarsi sempre, può ritornare giovane anche dopo tanti anni.


La vita in Comunità è ricca di grazie: siamo un gruppetto di sposi che hanno Gesù in mezzo, cerchiamo di essere fedeli alla vocazione matrimoniale, percorrendo insieme il cammino verso la santificazione in coppia. La nostra vita di sposi è cambiata, con noi c’è Gesù, un padre spirituale come don Bruno che ci indica la via giusta e ci raddrizza quando andiamo un po' storti… e ci sono i fratelli che fanno famiglia con noi, non solo nei momenti di gioia, ma anche nei momenti difficili, nella malattia e nel lutto. Nella foto qui a lato c'è la famiglia originaria al completo: da sinistra Giovanni, (Camilla), Silvia, Silvano, Adelaide e Maurizio.

Un grande filosofo dice che i parenti non sono quelli che hanno il nostro stesso sangue, ma quelli per i quali siamo disposti a dare il nostro sangue: cioè a condividere insieme la vita nei momenti belli ed in quelli difficili. Inoltre abbiamo la nostra piccola-grande santa in paradiso, la nostra “Giò che scioglie i nodi” noi la chiamiamo così.

Da poco tempo siamo diventati nonni: Camilla (nella foto a sinistra, insieme a Silvia - ndr) è arrivata dopo dieci anni di matrimonio. La gravidanza di Silvia è stata molto difficile e sofferta. I medici avevano dato dei responsi tremendi, ma noi, insieme con nostra figlia, abbiamo sempre chiesto aiuto a Giovanna, che ci è stata vicina, la sentivamo accanto a noi, sapevamo che ci stava dando una mano. Camilla è nata bella, intelligente e sana, e sappiamo che ci ha dato un grosso aiuto la nostra Giò!

Ci rivolgiamo a lei, non soltanto per le grazie grandi, ma anche per le piccole cose quotidiane: per i problemi economici, per gli esami all’università, per qualche incomprensione, per gli acciacchi dei nostri vecchi, per le “grane” quotidiane… lei di lassù ci ascolta e ci guida col suo sorriso e la sua serenità. È la santa di casa nostra, quella a cui ci rivolgiamo in confidenza anche per le piccole cose… Io tengo la sua foto sulla mia scrivania in ufficio e il suo sorriso mi rasserena anche quando c’è bufera!

Vogliamo ringraziare Gesù per la grazia e il privilegio che ci ha fatto di farci conoscere e amare la Piccola Comunità. Potremmo parlare di tante altre grazie. Siamo convinti che vivendo questa esperienza tante coppie possono ritrovare serenità e rinnovare il loro matrimonio, proprio come è successo a noi. Crediamo profondamente che la via per la santità è meno faticosa se si cerca di camminare in due su quella strada, guardando insieme verso la meta, tenendo in mezzo Gesù che ci porta per mano, ci lascia dolcemente sospingere dai fratelli che con noi percorrono lo stesso cammino e… ci porta tra le braccia nei momenti più duri.

Maria Adelaide e Maurizio

Parma, 19 dicembre 2010

P.S.: se vuoi saperne di più, noi siamo ben felici di parlarti, di condividere con chiunque lo desideri la nostra esperienza di sposi nella e della PCA; basta scriverci cliccando sulla busta qui a lato. Scrivici

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