Dismo, accolito

Dismo Boni è un ragazzo del ’51, felicemente sposato con Fiorenza; ha tre figlie ed un lavoro di responsabilità in un ufficio cittadino. Il tempo libero lo dedica …a far del bene agli altri, in particolare in parrocchia, con la visita alle persone sole, anziane o ammalate, e nella liturgia, che l’ha visto sempre attento alla cura dell’altare per le celebrazioni eucaristiche.
Nel 1994 il Vescovo Cocchi lo istituisce accolito.

Partiamo proprio di qui per una breve intervista:

1) Cosa significa “accolito” e, concretamente, cosa fa un accolito?

Accolito significa sostenitore del sacerdote, servo del servo rappresentato dal presbitero o dal diacono. L'accolito è istituito per aiutare il sacerdote e il diacono. Assolve ordinariamente ai seguenti compiti liturgici: porta la croce nelle processioni, presenta il libro al sacerdote o al diacono, ha cura dell'altare. A norma del diritto, inoltre, l'accolito, come ministro straordinario dell'eucaristia, aiuta il prete e il diacono a distribuire la comunione ed espone pubblicamente l'eucaristia all'adorazione dei fedeli.


2) Com’è nato in te il desiderio di iniziare il cammino per i ministeri?

Prima come ministro di fatto e come ministro straordinario dell'eucaristia a contatto con persone ammalate, sofferenti, sole; poi per seguire la parola di Gesù "venite e vedrete".

3) Cosa ti ha aiutato a capire che il Signore ti chiamava a seguirLo in questa strada?

L'aiuto del mio parroco (don Bruno Folezzani, ndr) è stato fondamentale per comprendere che il giardino del Signore ha bisogno di tante piante, piantine, fiori e semi diversi; poi il frequentare la scuola di formazione teologica, gli incontri di formazione, conoscere ed incontrare altre persone che volevano condividere e capire la stessa vocazione.

4) Prima e dopo l’ordinazione: cos’è cambiato?

In pratica niente per quanto si fa, ma in ordine alla preparazione e all'aggiornamento il cammino non è più straordinario ma ordinario, costante, permanente e indispensabile al nutrimento e alla crescita.


5) Cosa provi oggi, pensando a questo dono che Dio ti ha fatto?

Una grande felicità e ringrazio continuamente il Signore per il dono che mi ha fatto: io povero peccatore posso toccare il Suo corpo, portarLo agli ammalati, nonostante mi senta sempre inadeguato insufficiente e mi chiedo come mai il Signore mi abbia scelto.


6) Come si concilia il ministero con la famiglia, il lavoro e gli altri impegni?

Spesso con grande difficoltà, facendo rinunce e facendole fare numerose volte anche ai miei famigliari, rinunce comunque condivise con gioia.


7) Hai mai pensato al diaconato?

Come coronamento alla mia vocazione, quando il Signore busserà ...o meglio, quando io riuscirò a sentirLo dato che il Signore bussa sempre.


8) C’è una domanda a cui avresti voluto rispondere ma che non ti ho fatto?

Sì: la Comunità che incidenza ha avuto sulla tua scelta?


9) E la risposta?

Le sue preghiere sono state fondamentali, perché la preghiera ti sostiene, ti eleva, ti lancia in alto, ti alleggerisce nelle difficoltà.


Grazie per questo tempo che ci hai dedicato e per il servizio che svolgi. Il Signore ti ricompensi col centuplo.


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