Dalla clausura

Nel pomeriggio di un lunedì di settembre 2005, arrivo puntuale all'appuntamento nel Monastero di via Montebello, qui a Parma, per un'intervista a una monaca di clausura, alla quale mi lega un'amicizia di vecchia data, incrementata ultimamente dalla comune passione per l'informatica.

Entro nel parlatorio, la stanza in cui le suore incontrano i visitatori. La prima cosa che si nota è un piacevole silenzio; anche l'arredamento, molto semplice ed essenziale, l'ordine e la pulizia concorrono a farti sentirti subito a tuo agio.

Dopo qualche istante arriva la sorella, che mi saluta da dietro la grata con un sorriso luminoso. Un breve scambio di esperienze e ricordi ci introduce nell'intervista:


Ci racconti brevemente la tua storia? Da dove vieni, come hai maturato questa scelta di vita, e perchè?

Il desiderio di consacrarmi al Signore si è manifestato fin dalla mia infanzia, sullo sfondo di una terra vivace e battagliera quale era, intorno al '60, la Bassa Reggiana: sì, proprio quella che il vostro Guareschi ha descritto così bene!
È un desiderio nato dal confronto fra il tempo e l'eternità, un desiderio che ho sempre custodito e coltivato, fino alla mia entrata in monastero, avvenuta a trent'anni. Una storia interiore semplice e lineare, come vedi. In compenso, non sto a raccontarti tutte le mie peripezie esterne: il mio lavoro mi ha costretta a un'infinità di traslochi, ho abitato nelle località più disparate e nelle case più impensate... ma non pensare che fossi una vittima! Questa vita vagabonda mi piaceva moltissimo.


Quindi rinchiuderti in clausura dev'essere stato per te un grande sacrificio.

Grandissimo. Ma poi... via il dente, via il male. Quello che mi costava era prendere la decisione. Una volta fatto il passo, i sacrifici della vita monastica mi sono sembrati molto, ma molto più lievi di quel che pensavo.


Com'è una vostra giornata-tipo ?

IconaOrologioComincia alle 5.30 ed è ripartita equamente fra preghiera, lavoro e riposo, come normalmente avviene in tutti gli ordini monastici. Di specificamente carmelitano però abbiamo due ore quotidiane (una al mattino e un al pomeriggio) dedicate all'orazione, personale e silenziosa, e due ore (una dopo il pranzo e una dopo la cena) che chiamiamo di ricreazione e che trascorriamo conversando in comune, mentre la mani sono occupate in qualche lavoro "sedentario", come il cucito o la pittura. Il resto della giornata invece trascorre nel silenzio. Ma forse vuoi qualcosa di più preciso, vero? Ecco allora la descrizione dettagliata del nostro orario!


Per chi è al di fuori, la vita di clausura spesso appare come ..."una prigione": com'è per chi la vive?

Ti rispondo con un proverbio veneto: quando piace il marito, piace anche il sito.


C'è qualcosa o qualcuno che ti manca molto vivendo qui?

Il tempo! Ah, la mancanza di tempo è la malattia cronica di tutte le monache! La nostra giornata è intensissima e spezzettata, come puoi vedere dall'orario. Il tempo libero è poco, e spesso bisogna rosicchiarlo al riposo. Come se non bastasse, la vita monastica - contrariamente a quanto si potrebbe pensare - sviluppa moltissimo i talenti di ciascuna, e così ci si ritrova piene di idee e anche di potenzialità: scrivere poesie, dipingere icone, creare oggetti ad uso liturgico... Ma ahimè, i sogni artistici il più delle volte si scontrano con un secchio di patate da pelare o con una bracciata di indumenti da aggiustare...
Ma a questo punto arriva la fede, che ti trasforma il tutto in un trampolino di lancio. Penso a Gesù, penso alle cose meravigliose che Egli potrebbe fare nelle anime, e penso alla sua tristezza nel vedere che tante volte non può, non può perchè le persone non gli concedono neppure un minuto di tempo. Sì, perchè anche Gesù soffre la mancanza di tempo: del tempo che gli uomini gli negano... E così la mia mancanza di tempo - che in sè sarebbe una spina - diventa un tesoro prezioso che mi permette di assomigliare un po' di più a Gesù, di comprenderlo, di confortarlo. E allora anche le patate si trasformano in diamanti!

È da oltre 20 anni che vivi in clausura: se tornassi indietro cosa faresti?

Cominciamo dagli anni del liceo. Organizzerei meglio la mia giornata e studierei con più metodo... e con meno ansia! All'università poi non farei più il grosso errore di non frequentare, ma approfitterei delle stupende occasioni di arricchimento che l'ambiente universitario offre; nel lavoro, mi confronterei più spesso con i miei colleghi, mi aggiornerei con assiduità e passione. Dedicherei allo studio e alla preghiera le mille e mille ore di treno della mia vita, coltiverei le amicizie e i rapporti di parentela (che solo adesso ho scoperto essere così preziosi) e arrivata a trent'anni... tornerei ad entrare al Carmelo!

A una giovane che ha scelto di donarsi a Dio, ma non sa ancora bene come, cosa diresti?

Prima ipotesi. Se l'incertezza riguarda non tanto la decisione di donarsi totalmente a Dio, ma soltanto il "come" e il "dove", direi: rifletti, infòrmati, chiedi parere. Ma attenta: se a un certo punto ti accorgi che questo stato di indecisione sta per diventare cronico, tronca ogni indugio e abbraccia una qualche forma di vita consacrata; perchè la consacrazione in se stessa è più importante del fatto di appartenere all'una o all'altra famiglia. Se poi il Signore ti vuole in un famiglia religiosa diversa da quella in cui sei entrata, te lo farà capire. Ma intanto la tua anima è sposata a Lui, e questa è la cosa che conta! Altrimenti sei come una coppia di innamorati che non si sposano perchè non trovano l'appartamento dei sogni... a un certo punto ti domandi se sono innamorati per davvero!

Seconda ipotesi. Se l'incertezza invece riguarda la consacrazione in sè, ti suggerisco questo semplice test: a tu per tu con Gesù, davanti al Tabernacolo o nell'intimità della comunione eucaristica, prova a far risuonare nel tuo cuore questa parola: sempre! Se questa parola ti tocca nel profondo, se il richiamo dell'eternità ha per te un'attrattiva speciale anche se confusa e misteriosa... ecco, io ti direi: coltiva questo seme, perchè è un seme certo di vocazione.

Sei ancora felice come i primi tempi?

Vediamo se riesci a leggermi nel pensiero...

Di più!

Bravo, hai indovinato!


La sorella è radiosa: la gioia di cui parla si vede e si respira in abbondanza. Mentre ci salutiamo vedo che davvero "solo Dios basta" (Teresa D'Avila - ndr), anzi "supera!".

Grazie monache di clausura: il vostro esempio, il vostro amore e la vostra preghiera sono nel cuore della Chiesa di Parma.

Vuoi saperne di più? Visita il sito delle Carmelitane Scalze di Parma: sarà una vera sorpresa!


Questo sito utilizza cookies tecnici, cookies analytics e cookies di terze parti per ottimizzare la navigazione e per rendere possibile
il funzionamento di alcune componenti. Proseguendo nella navigazione, acconsenti all'utilizzo dei cookies.